Di occhiali blu elettrico e “Gummis” per cena

Mio figlio ha messo gli occhiali.

Niente di che, è un po’ astigmatico-ipermetrope (leggi: vede le cose un po’ sfocate e distorte quando le guarda da vicino) e se preso in tempo e corretto con le lenti giuste, è un difetto che scompare e gli può evitare di portare gli occhiali per tutta la vita. Piccola nota a margine: cazzomerda mamma, perché a me la visita della vista a 3 anni non l’hai fatta fare, che poi ho dovuto fare il laser a 28 anni eh, perchèèèèèèè???. Insomma c’ha sti occhialetti blu elettrico tondeggianti con l’elastico dietro. E con quella faccia già buffa di suo, davvero gli mancavano solo gli occhiali: mi fa morire, ogni tanto mi capita di guardarlo e mettermi a ridere senza che se ne accorga. Sarà cuore di mamma, ma è stupendo con gli occhiali: gli donano tantissimo. Adesso gli compro un gilet e un cappello di lana alla Shelock Holmes, così sembra un inglese dalla testa ai piedi.

Ovviamente a lui questa novità piace un sacco e appena si sveglia la mattina reclama i suoi “occhialossi” per poi andare a guardarsi allo specchio. No ma non è vanitoso e narcisista. Chissà da chi avrà mai preso, eh Chef?

Dopo essere venuti a casa con gli occhiali nuovi ed esserci guardati gli Aristogatti sul tappeto perché alla visita oculistica non è stato bravo, ma spettacolare. Tipo che quando l’oculista gli ha tolto una ciglia da dentro l’occhio con un cotton fico io stavo per vomitare, lui invece non ha fatto una piega. Roba da fargli visionare l’intera cinematografia animata Disney in una botta secca.

E insomma eravamo sul tappeto belli stravaccati, lui a tifare per Duchessa, Romeo e i micetti e io segretamente a simpatizzare per il povero Edgar (se io lavorassi come un somaro 40 anni appresso a una riccona snob per poi scoprire che alla sua morte tutti i suoi soldi andranno ai gatti, farei na strage, altro che sonnifero e abbandonarli in campagna…), quando a un tratto il Piccoletto si volta verso di me e mi fa:

“Cosa c’è per cena?” ah, il Dna, che non è MAI un’opinione.

“Il pollo, tesoro.”

“C’è anche il gummis“. Al che potete immaginare la mia sorpresa perché ok, conosco un sacco di ingredienti esotici, ma il gummis francamente mi mancava. E non riuscivo a ricondurlo a niente di simile.

“Amore, cos’è il gummis?”

“Mangio sempre all’asilo io. Gummis con zucca, caroooote, polloooo.” allunga un sacco la lettera O, quando deve mettere un po’ d’enfasi in quel che dice. 

Mentre cerco di richiamare alla mente il foglio A4 appeso dalla porta dell’asilo mi maledico in quanto non appartenente alla categoria “mamma che scandaglia la tabella nutrizionale scolastica del figlio, la impara a memoria e non perde mai il controllo della situazione organizzandosi al meglio”.

Poi, come un fulmine al ciel sereno, l’illuminazione divina.

Ma mi sembra impossibile che

a) la cuoca quasi ottuagenaria dell’asilo di una frazione di un paese di campagna abbia nel suo repertorio un alimento del genere

b) mio figlio abbia una tale inventiva linguistica da stravolgere così tanto la natura di una parola (ma conoscendo la sottoscritta, non è poi così improbabile)

Nonostante il mio scetticismo, decido di metterlo alla prova, vado in dispensa, prendo una confezione di cous-cous, ne verso un po’ di contenuto in una ciotola e glielo faccio vedere.

“Piccoletto, sai come si chiama questa cosa da mangiare?”

Lui si avvicina, la annusa (meno: portarlo a tartufi l’autunno prossimo) , mi guarda sorridendo felice  soddisfatto e mi fa:

“Si mamma, questo è il gummis!”

E sticazzi, c’ha tre anni e va matto per il cous-cous, se ne è mangiata una porzione che renderebbe S, la mia amica marocchina, enormemente fiera di lui.

Io invece ho un nuovo fantastico slogan: più gummis, per tutti.

5 thoughts on “Di occhiali blu elettrico e “Gummis” per cena

    1. Ah si. Io ho deciso di annotare in un quaderno tutte le sue uscite migliori. Lo ricatterò verso i 18 anni, minacciandolo di rendere pubbliche tutte le cavolate che diceva da piccolo, quando vorrà trattare per l’orario di rientro a casa. 😉

    1. vero? ma ti giuro, l’Agnese (la cuoca) avrà davvero un’ottantina d’anni. O ne ha settanta e se li porta da schifo. Comunque è anzianotta. Eppure va di gummis che è un piacere! 🙂

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